Quante volte interpellate l’Intelligenza Artificiale durante il giorno? Da uno a dieci, provate a contarle. Passiamo diverso tempo della nostra giornata, lavorativa o libera che sia, a porci domande sapendo già che qualcuno arriverà in nostro soccorso con una risposta rapida e gratuita.
Forse, inconsciamente, ci poniamo più domande di dieci anni fa, quando ottenere delle risposte poteva essere complesso; sicuramente richiedeva più tempo di quello che si aveva in quel momento a disposizione e, ovviamente, più tempo di quanto ne impieghiamo oggi.
Con l’avvento della rete e del web navigare nelle informazioni ci sembrava fantascienza. Eppure era la realtà: presto abbiamo iniziato a conoscere la funzione dei “motori di ricerca”, ad abbandonare la Treccani per nuotare in Wikipedia e quando la lavatrice nuova aveva sul proprio sito il libretto delle istruzioni online, l’informazione cartacea ha perso ogni utilità.
Non parliamo di quotidiani o riviste di settore, per loro potremmo scrivere un nuovo articolo. Parliamo delle consultazioni, del bisogno impellente di trovare, consultare, risposte affidabile e di facile reperibilità.
Dobbiamo ammettere che sia Google che Youtube hanno per anni risolto molti quesiti: indirizzando le persone il primo, mostrando tutorial affidabili il secondo. Oggi basta addirittura scrivere sul motore di ricerca la domanda che ci perplime, e o Gemini o Reddit vengono in nostro soccorso, mostrandoci “l’anteprima AI”, l’AI overview.
Da questo momento in poi il nostro cervello cessa di impegnarsi. Scriviamo al web una domanda, senza porci il problema del luogo (da dove gliela stiamo chiedendo, al web, la nostra domanda?) e lui ci risponde immediatamente, fornendoci una panoramica abbastanza stringata e superficiale della risposta. Che a noi andrà bene.
In un recente articolo pubblicato su Internazionale, Emma Holten, giornalista e attivista nord europea, ha raccontato che la maggior parte delle persone usa l’AI per problemi psicologici, poi per quelli pratici: hanno sostituito l’uso dei motori di ricerca con Chat GPT. Ma quanto consuma l’AI oggi, sommato al consumo generale del web, al nostro navigare di dati?
Una query su AI generativa consuma mediamente circa otto volte di più rispetto a una ricerca tradizionale su Google. Questo perché Il consumo energetico di una singola interazione richiede contemporaneamente tre azioni diverse: il tempo di elaborazione, la potenza utilizzata dal sistema di calcolo e l’efficienza dei data center. (osservatori.net)
In un’epoca di alert climatico questa non è una buona notizia. Certamente l’AI contribuisce a migliorare la ricerca e lo sviluppo in diversi settori, come la medicina o le strategie di difesa nella speranza di sventare guerre insensate, mirando a un mondo etico e diplomatico.
Ma se ogni essere umano la utilizza per motivi strettamente personali, come la ricerca di San Francisco di cui parlava la Holten dimostra, come possiamo sperare in un mondo migliore?
Non siamo i paladini della giustizia, i nostri articoli sviscerano tematiche di attualità scomode, su cui ancora non si è trovata una soluzione e questo solo ed esclusivamente perché se ne continui a parlare.
Sarebbe inutile (e forse impossibile) comprare una nuova versione cartacea dell’Enciclopedia Universale Garzanti, ma provare a capire che percorso fa e che urgenza ha la nostra domanda, prima di destinarla all’AI sarebbe cosa buona e giusta.
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