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Pareri negativi per questo secondo film che vede Super Mario sul grande schermo. Il fattore più comune delle voci è: troppa roba.
Effettivamente dall’inizio alla fine quello che anima Mario, Luigi e i personaggi che li circondano sono viaggi ipergalattici e mozzafiato, saturi di effetti speciali con un filo di narrazione, dove tra Regno dei Funghi e Galassia Varco Celestiale si consumano i 90 minuti della proiezione.
“Citazioni che vanno dall’evidente fino al nascosto, dalle musiche più note fino ai personaggi meno fortunati o anche solo agli oggetti commercializzati dalla Nintendo negli anni ’80. Più che un film un museo della storia commerciale di Super Mario.”, dice Gabriele Niola su wired.it. Ma per noi non è questo il punto.

Una scena dal film "Super Mario Galaxy - Il film", di Aaron Horvath e Michael Jelenic (2026)
La trama è semplice: bisogna salvare la sorella della Principessa Peach, che è la mamma di tutte le stelle dell’Universo. Chi l’ha rapita, Bowser Junior, è perché vuole indietro suo padre, il cattivo rimpicciolito.
Come salvare la fanciulla, sapendo di aver a disposizione Mario e Luigi? È presto detto: navicelle spaziali, piattaforme sali e scendi da videogame, tuffi a bomba nel vuoto, Casinò di papponi e la sconfitta di un T-Rex. Ma non è troppo, è tutto. Tutto quello che ognuno di noi vive quotidianamente nel flusso inarrestabile degli scroll.
Entriamo nelle vite degli altri da reel sconosciuti, inciampiamo in video alterati ponendoci il dubbio dell’AI, alterniamo scene di guerra a incoraggianti campagne viaggio ecosostenibili. Non è colpa di Mario, siamo noi ad aver creato un mondo frastornante.
Se poi vogliamo scavare nella storia che ha una trama frastagliata e sfuggente, scopriamo che ci sono due protagoniste femminili legate da una parentela smarrita, che grondano amore stellato e pieno di potere quando la memoria sovviene. La loro forza è oggetto di desiderio dal binomio padre-figlio, due personaggi maschili che essendo soggetti al lieto fine, non avranno la meglio.
Il film poi lancia riferimenti e bias cognitivi di facile ingaggio, in un turbinio di colori che ammaliano lo sguardo e fanno venire le vertigini.
Certo non ne scriviamo perché pensiamo sia il film dell’anno per bambini adatto anche agli adulti, ma perché ci sembra uno specchio di come alcuni di noi vivono l’atto della visione, quotidianamente.
E ora che ci siamo dentro fino al collo, lasciamoci trasportare da questa superficialità della visione celestiale. Per staccare la testa, essere leggeri e pensare che da una bacchetta magica a punta di stella si possano radiare via tutti i mali del mondo.
Occhio però a non crederci troppo.
Voto da zero a dieci, sei.

Una scena dal film "Super Mario Galaxy - Il film", di Aaron Horvath e Michael Jelenic (2026)
