Il MAM – Media Art Museum

Tra architettura e nuovi media

MAM - Media Art Museum © mediaartmuseum.org
MAM - Media Art Museum © mediaartmuseum.org

Se in Emilia Romagna c’è un bando per dare una nuova vita a sale cinematografiche dismesse, a Roma ci hanno già pensato: negli ex spazi del cinema Avila la scorsa settimana ha inaugurato il MAM – Media Art Museum, uno spazio dedicato alle arti digitali.

Dalla Net Art all’intelligenza artificiale, il MAM è di circa 1000 mq e ha una sala immersiva che ne conta 300; con 27 proiettori, questo spazio ha ereditato un palco di oltre 6 metri per 9, che lo rendono unico nel suo genere.

Il Museo è guidato da Gianluca Del Gobbo e ha inaugurato con il progetto espositivo “HyperMedia”, una mostra permanente che riunisce l’archivio storico di Shockart.net, attivo da oltre venticinque anni, e le produzioni della rete AVnode. Il percorso attraversa diverse fasi dell’arte digitale, dalle prime sperimentazioni sul web alle pratiche interattive e generative contemporanee. Sono coinvolti 35 collettivi artistici, per un totale di 48 artisti provenienti da dieci Paesi. (artslife.it)

MAM - Media Art Museum © mediaartmuseum.org

MAM - Media Art Museum © mediaartmuseum.org

Per la prima volta abbiamo a che fare con uno storico di arte digitale, dove con storico intendiamo passato, esperienziale. L’ondata degli NFT ha travolto e sconvolto il mondo dell’arte per far parlare di sé ormai più di cinque anni fa. Periodo breve se si considerano i tempi delle correnti artistiche, ma già remoto nell’epoca dei social, dove il presente si basa sulla continuità di una storia, che dopo 24 ore scompare.

Il Museo ospiterà poi una serie di festival e workshop che lo aprono a diversi livelli di interazione con la città e non solo: ci sarà il Visual Sound Academy 2026 per le nuove generazioni di arte digitale, il Live Performers Meeting, evento internazionale dedicato alle Audio Visual Performing Arts; il Live Cinema Festival, dedicato alle performance audiovisive e al live cinema. E a fine novembre la X edizione di Fotonica Festival, dedicata all’Audio Visual Digital Art e alla luce. (artribune.com)

Il motivo che ci ha spinti a parlare di questo museo, non è tanto la programmazione inaspettata che lo animerà, se si considera la vita espositiva spesso monotona dei musei in generale; quanto la scelta di ciò che ospita. Parlare di arte digitale, soprattutto se immersiva, significa parlare di un’opera che circonda il fruitore, ponendolo da un nuovo punto di vista.

MAM - Media Art Museum © mediaartmuseum.org

MAM - Media Art Museum © mediaartmuseum.org

Tra gli anni ‘90 e i duemila abbiamo assistito alla costruzione di spazi museali che mettevano in discussione la priorità di fruizione del contenuto artistico interno, vantando un’architettura imponente che comprometteva le scelte curatoriali di allestimenti e artisti.

Chi si poteva “comportare” da opera d’arte? Chi poteva chiamarsi in questo modo? La struttura, pensata e ideata per far parlare di sé, del suo design avanguardistico e maestoso, capace di svettare in città metropolitane e urbane, o le opere di artisti al loro interno, che doveva scendere a patti con angolazioni irrequiete e pareti improvvisamente ricurve? Pensiamo al MAXXI a Roma di Zaha Hadid o al Guggenheim di Bilbao progettato da Frank O. Gehry.

Nel caso delle mostre immersive non è la struttura a far parlare di sé, e non sarà neppure il contenuto audiovisivo proiettato al suo interno. Ma sarà il singolo fruitore, completamente circondato dall’opera, creando un livello ulteriore di visione.

Il MAM – Media Art Museum di Roma rappresenta una svolta nel panorama artistisco e museale: pone al centro l’esperienza immersiva senza mezzi termini.

Mentre il flusso digitale spesso si scontra con la voracità e la fugacità dei contenuti, questo spazio offre una riflessione diversa sul rapporto tra opera, luogo e spettatore. Chi guarda chi?

Lontano dalle architetture autoreferenziali o dai white cube da riscrivere, il MAM ribalta la prospettiva: non è la struttura a dominare, ma l’interazione tra l’opera e chi la vive, avvolto e trasformato dalla propria esperienza sensoriale.

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