Ci sono molte anime sepolte in questi boschi
Balcanica non ci è piaciuto. Lo diciamo subito, perché ne parleremo per capire cosa resta.
Primo lungometraggio di Nicola Sorcinelli, il film si concentra su parte di una traversata migratoria, quella della rotta balcanica, di due musicisti in fuga dal loro paese. Vogliono raggiungere l’Italia, perché “gli italiani ne capiscono di musica” e perché in Afghanistan il governo l’ha vietata.
Non sappiamo nulla di più: i dialoghi sono ridotti all’osso, così come la psicologia dei personaggi; sappiamo che soffrono perché il volto è contratto, che piangono di nascosto e hanno piedi doloranti; ma il timore che il pubblico in sala non empatizzi con loro è alto. C’è una freddezza di stile e linguaggio che vorrebbe marcare la difficoltà della storia, l’ingiustizia muta della realtà. Ma non ci riesce, perché razionale: ogni scena viene riprodotta come perfettamente studiata a tavolino.

Balcanica, Nicola Sorcinelli (2026)
I transiti migratori sono una realtà storica che riguarda l’Europa e l’Italia da tempo. Tema delicato da trattare e per la paura di dire troppo, di dirlo male, Sorcinelli resta in superficie tentando la via dello stretto necessario.
La violenza che i due migranti subiscono sin dall’inizio del film viene celata, la macchina da presa si alza al cielo, mentre sentiamo solo il rumore delle percosse subite. Sarà così anche per alcuni personaggi secondari: li vediamo chiedere aiuto, ma non vediamo ferite e anche in questo caso lo sguardo del regista arriva dopo: quando è troppo tardi, quando la violenza si è consumata.
Forse è questa una lettura possibile? Un modo per denunciare l’assenza dei governi e la mancanza di azioni concrete, contro chi sorveglia l’illegalità dei transiti e delle violenze, contro la povertà umana di come viene gestita l’accoglienza?
La dottoressa in missione Greta, interpretata da Matilda De Angelis, è sofferente e si sente – dice – impotente. Teatralmente si sposta con garze e silenzi, cercando di aiutare come può solo – guarda caso – i due musicisti, i protagonisti. Si è forse innamorata di Jalil? Ha un passato che la tormenta e ha bisogno di redenzione? Non lo sapremo mai.
Il film si concentra quindi su tre personaggi senza che però si sappia molto di più di quello che vediamo e il lieto fine è dietro l’angolo. Lo è?
Non spoileriamo, ma non c’è mai fine a queste storie e qui addirittura si apre un grosso punto interrogativo sulla scelta narrativa di colpi di scena salvifici.
E poi entra in gioco la realtà dei fatti: sappiamo che nei film come nei romanzi le situazioni ne sono un’emulazione, a meno che non sia chiarito sin dall’inizio che quello che leggiamo o vediamo è tratto da una storia vera.
Se si decide di “romanzare” su un tema come quello della migrazione, quanto verosimile può essere che due musicisti partano a piedi (a piedi? anche in questo caso non è dato sapere.) dall’Afghanistan per raggiungere l’Italia con due tube e nient’altro?
Voto da zero a dieci, cinque.

Balcanica, Nicola Sorcinelli (2026)
