L’estate è sicuramente la stagione migliore per passeggiare tra i borghi quando il sole cala, quando fuori fa fresco e non si suda più.
La luce del tramonto non arriva dritta negli occhi e tra un angolo e l’altro è possibile guardare bene le pareti delle case.
Succede a Rimini, città natale di Federico Fellini, dove i murales di San Giuliano diventano il palcoscenico di una memoria collettiva e cinematografica insieme. Nato come quartiere di artigiani e pescatori e riqualificato negli ultimi anni, è oggi un centro di luci soffuse, chiacchiere e piccoli scorci colorati. Sono scene di vita quotidiana quelle tra una finestra e l’altra, sui muri di case basse: pescatori al lavoro, barche ormeggiate, il porto e il mare a fare da sfondo. Poi inevitabilmente la poetica felliniana ha preso il sopravvento ed è possibile incontrare murales che ritraggono volti iconici dei film di Federico Fellini, rendendo omaggio alla sua memoria.

Biennale del Muro Dipinto, Dozza (BO) - © pagina ufficiale Facebook della Biennale del Muro Dipinto di Dozza
A Dozza, invece, l’arte di strada è più nascosta, quasi segreta, capace di cogliere i passanti in modo casuale dietro vie di cui non si sospetterebbe mai. I murales del borgo raccontano storie diverse e colorano da anni il piccolo comune, noto anche per la sua fortezza medievale. In realtà l’arte urbana di Dozza nasce negli anni sessanta con la Biennale del Muro Dipinto, una manifestazione che chiama pittori contemporanei a fare delle case la propria tela. È così che le opere passate cedono il posto a quelle nuove, ravvivando la cittadina di anno in anno, che cambia faccia inevitabilmente.

I murales del quartiere Sheshi, Piana degli Albanesi (PA) - © Konrad Conrad (Facebook)
Poi c’è Piana degli Albanesi, in Sicilia, dove la street art si fonde con la cultura arbëreshë, una minoranza culturale proveniente dal sud italia attiva dal XV secolo. I murales del quartiere Sheshi hanno permesso a questa piccola frazione di riprendere vita. Non si tratta solo di decorazioni urbane su muri di case vuote: sono testimonianze di un dialetto e una tradizione che resiste allo spopolamento dei borghi. Le pareti raccontano storie di migrazione, di resilienza e identità. È come se ogni opera fosse un ponte tra passato e presente, un modo per non dimenticare da dove si viene.

CVTÀ Street Fest, Civitacamporano (CB) - © pagina ufficiale Facebook de CVTÀ Street Fest
Infine, a Civitacamporano in Molise, i murales ridanno vita a un borgo che rischiava di essere dimenticato. Le pareti delle case si colorano di persone e situazioni, di volti e frasi grazie a Cvtà, un festival attivo dal 2016 nato da un’idea di Alice Pasquini, che ha portato artisti da tutto il mondo tra vicoli e facciate per trasformare “gli spazi quotidiani in luoghi di confronto e condivisione”.
Se vi trovate in una di queste regioni dunque,
non potete mancare quesi piccoli borghi magici, dove l’arte è ancora una volta un potentissimo strumento di rinascita.
