Yellow Letters, Ilker Çatak

C’è sempre un posto per ricominciare

Scena tratta dal film "Yellow Letters", di Ilker Çatak (2026)

Scena tratta dal film "Yellow Letters", di Ilker Çatak (2026)

Allora potevi venire allo spettacolo… si è scatenata la caccia ai biglietti in tutta la città

Non sono solo gli attori a essere protagonisti dei propri ruoli, ma nel film di Ilker Çatak anche le città: con Amburgo nel ruolo di Ankara e Berlino in quello di Istanbul, la narrazione prende subito una piega geopolitica e insieme sfonda la quarta parete.

Oggi vivere in città diverse è discriminatorio dal punto di vista culturale e religioso, civile e sociale, ma non dal punto di vista umano e di crescita personale.

Derya e Aziz sono una coppia di artisti: lei attrice e lui regista, drammaturgo e professore. Li accomuna il teatro e la direzione politica: contro il regime di Erdogan, contro le ingiustizie.

Sì, sappiamo che in teoria sarebbe cosa condivisa e giusta che il mondo fosse tutto contro le ingiustizie, ma questo film utilizza una scusa radicale per esprimere insieme il disagio sociale dell’essere uomo, dell’essere maschio, lavoratore culturale precario e simbolo patriarcale per millenni.

Scena tratta dal film "Yellow Letters", di Ilker Çatak (2026)

Scena tratta dal film "Yellow Letters", di Ilker Çatak (2026)

In viaggio da una città all’altra per cercare un nuovo lavoro, dopo una lettera gialla che li ha cacciati da teatro e accademia per posizioni politiche contrastanti, la coppia si sgretola e quello che li teneva uniti in una città, li divide nell’altra.

Lei, Derya, che non sarebbe mai scesa a compromessi, assume il ruolo di chi deve andare avanti e guarda in faccia quello che non le piace, lo indossa e tira dritto. Per soldi? Per la figlia? Non certo per fede ai propri ideali.

Lui, Aziz, resta immobile sulle sue posizioni e si scontra con la resa della moglie senza assecondare un fallimento di stile, una decadenza capitalistica.

Chi ha preso la scelta migliore? Quella più accettabile?

Non ben identificato il ruolo della figlia neo adolescente Ezgi: a film inoltrato, diventa improvvisamente motivo di un piccolo dramma familiare, campanello di allarme del fallimento della coppia. Ma ne avevamo così bisogno? Forse no.

Ad ogni modo

Yellow letters è un film sul decadimento culturale e contemporaneamente sulla necessaria ricostruzione dell’uomo in quanto tale.

Ma è anche un film che accusa la difficoltà della cultura di essere libera, di gridare vendetta o compiacimento, dell’impossibilità di essere democratica.

Voto da zero a dieci, otto.

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