Le seconde case

Quelle delle vacanze al mare.

Donna Rosa a Marina di Ravenna © Donna Rosa, pagina ufficiale Facebook

Donna Rosa a Marina di Ravenna © Donna Rosa, pagina ufficiale Facebook

C’è una generazione, i Millennial – come le due ancora prima – che nei fine settimana invernali facevano la spola con i loro genitori tra città e costa per tagliare l’erba, aprire porte e finestre, far entrare un po’ di luce.

Di solito si partiva il venerdì sera, con i cuscini sui sedili posteriori per permettere ai più piccoli di non perdere il sonno durante il viaggio, quindi lasciare che si svegliassero con il motore che si spegneva: siamo arrivati.

Quelle stesse famiglie da giugno a settembre lasciavano la città, prendevano “lo stagionale” e si trasferivano nella casa al mare.

Un miraggio, se pensiamo ai Millennial di oggi, che di quella casa hanno ricordi color seppia, mentre non riescono a immaginare Cesenatico senza il suo grattacielo o gli affacci crema dell’Hotel Palos a Viserbella.

Dagli anni sessanta in poi la litoranea italiana, soprattutto quella adriatica, diventa oggetto di speculazione edilizia con l’unico obiettivo di massimizzare il profitto del tempo libero degli italiani: il boom economico post bellico aveva reso possibile essere liberi e benestanti, lo spazio annuale si poteva dividere nel tempo del lavoro e quello della vacanza, perché non immaginarsi a due passi dalla spiaggia quando non si è in ufficio?

“Saranno proprio le carenze legislative, e soprattutto culturali, a convertire gli investimenti nel settore turistico in azioni con modalità di tipo speculativo, a discapito di paesaggi sensibili, della qualità architettonica e funzionale delle opere realizzate.” (Silvia Vespasiani su artribune.com).

Il lungomare dunque si porta alle spalle una serie di costruzioni che nessuno negli anni ha avuto il buon gusto (e le risorse, o la voglia amministrativa) di armonizzare, tra colonie estive, hotel a varie stelle e discoteche: colate di cemento per turisti e local abitudinari.

Donna Rosa a Marina di Ravenna © Donna Rosa, pagina ufficiale Facebook

Donna Rosa a Marina di Ravenna © Donna Rosa, pagina ufficiale Facebook

Se però nel corso degli anni alcuni di questi edifici hanno chiuso e oggi sono monoliti silenziosi in stato d’abbandono, non si può dire la stessa cosa per gli stabilimenti: di pari passo con il cambiamento delle abitudini di consumo e con le mode del momento in fatto di cibo e relax, molti di loro si sono trasformati in lussuosi ristoranti a cielo aperto, dove il bianco e il legno accolgono la clientela, che di giorno può chiedere un gelato scalza, ma di sera ha il sandalo con il tacco.

È quello che accade al Boca Barranca di Marina Romea o al Donna Rosa a Marina di Ravenna.

A metà fra nostalgia e glamour, l’estate della litoranea racconta l’evoluzione dei nostri luoghi e parla di come abbiamo vissuto e viviamo oggi le nostre ferie.

Tra intonaci screpolati e lustrini di paglia.

Boca Barranca a Marina Romea © Boca Barranca, pagina ufficiale Facebook

Boca Barranca a Marina Romea © Boca Barranca, pagina ufficiale Facebook

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