La gente ha bisogno di energia e di speranza, puoi fare di meglio
C’è un fotografo che smette di fare il fotografo per diventare scrittore. Poi, come dice lui stesso, un conto è diventare scrittore, un conto è mantenersi tale.
Sotto tutti i punti di vista: quello economico, quello intellettuale, quello sociale. E poi quello creativo: se la pagina è bianca c’è poco da fare. Ma non per Paul Marquet, che dopo essersi iscritto su un’app di “jobbing” vende a ribasso la sua operosità, arrabattata da un giorno all’altro.
Smonta soppalchi, taglia l’erba con le cesoie, accompagna le persone da una parte all’altra di una Parigi buia e nascosta. C’è poca luce nelle inquadrature, perché i tagli sono sui particolari: volti, gesti, parole. Luci e silenzi.

Una scena del film "La mattina scrivo" di Valérie Donzelli (2026)
Paul è al verde e ha un solo obiettivo: pubblicare il suo quarto libro, quello che la casa editrice sta aspettando. Quindi va bene qualsiasi cosa.
Solo nei ritagli di tempo scopriamo che è anche un padre, che ha degli amici, una ex moglie. Ma vive solo, perché tutti intorno a lui sono risucchiati dal vortice della produzione, del successo, del consumo. E che che ne dica la sorella, Paul è un vero povero.
La mattina scrivo è un film che non parla di un arrivismo intellettuale, ma parla di una condizione che accomuna ormai molti di noi: quella di arrivare stanchi. Ma non più alla fine del mese, durante tutto il mese. I soldi, motore di una vita che riesce sempre a farla franca, non possono però comprare l’amore.
Sembra che nel suo viaggio alla ricerca continua di sé stesso e di quanto oltre possa spingersi, Paul non aspetta altro che essere riconosciuto per quello che è.
Ma perché è così difficile farsi accettare, quando siamo noi a farlo per primi?
Perché le persone hanno bisogno di etichettare e incasellare parenti e amici dentro la propria cornice, senza mostrare rispetto?
La mattina scrivo prova a dare delle risposte, raccontando le difficoltà di vivere oggi, sia che tu voglia diventare scrittore o tassista, o resistere alla strafottenza della carriera.
Voto da zero a dieci, otto.

Una scena del film "La mattina scrivo" di Valérie Donzelli (2026)
