Il diritto alla cura

“La chiesa è contraria al fine vita, come all’accanimento terapeutico.” (Cardinale Zuppi, estratto di un’intervista per Rai radio Tre)

Come ci si sente quando a decidere per noi sono gli altri?

Di recente anche il Veneto ha regolamentato la legge sull’eutanasia: chi risiede in quella regione, dopo un percorso terapeutico che non lo porterà alla guarigione, può scegliere legalmente di spegnersi.

Sono con lei quattro i territori in Italia che supportano la scelta arbitraria sul destino della propria vita; oltre al Veneto la Toscana, la Sardegna e l’Emilia-Romagna: 15 milioni di Italiani, uno su quattro. (ilsole24ore).

Ma cosa cambia? Cosa accade in queste regioni? Prima di scegliere di morire, bisogna chiederlo: le Asl avranno un modo uniforme di procedere, accogliendo la domanda. Si tratterà di valutare le condizioni di salute e di cura della persone che ha fatto la richiesta. Il “suicidio medicalmente assistito”, perché così si chiama, può essere confermato solo se il paziente è stato seguito quanto possibile, perché hanno tutti il diritto alla cura assistita.

La Corte Costituzionale, già durante la storica sentenza di Marco Cappato che pose il problema, ha dato al Servizio Sanitario Nazionale l’obbligo di verificare le condizioni della persona: che sia realmente in grado di decidere e che abbia prima ricevuto tutta l’assistenza necessaria. (Avvocata Filomena Gallo per Radio Tre). Si tratta di quattro requisiti fondamentali, aggiornati di recente, che ha sancito la Corte per potervi accedere:

  1. Presenza di una patologia irreversibile
  2. Dipendenza da trattamenti di sostegno vitale
  3. Sofferenza fisica o psicologica intollerabile
  4. Manifestazione di volontà libera, consapevole e reiterata*
    *sentenze n. 152/2026 e n. 148/2026

Impedire la libertà di scelta, significa nobilitare la sofferenza e delegare il diritto di valutazione individuale. Il tema ha da sempre mosso molti animi, perché da una parte si ha la sensazione di assecondare il lento declino della Sanità Pubblica, togliendogli anche questa responsabilità: curare per guarire, assistere fino alla fine.

Ma dall’altra, nonostante la Sanità, esistono malattie che ci rendono silenti, sofferenti, dipendenti. Senza nessuno spiraglio. Scegliere di smettere di soffrire vuol dire prendersi cura della propria vita.

Con questo articolo, probabilmente diverso dagli altri, non intendiamo dare nessuna soluzione, ma come sempre una consapevolezza in più, con un quadro della situazione che è prima di tutto emotivo.

Continuiamo a parlarne.

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