Diritto alla caccia, o alla cacciata di chi caccia.

Un anno fa si pianificava di rivedere il disegno di legge sulla caccia: troppi cinghiali, lupi e orsi a piede libero. La paura di trovarsi aggrediti da animali selvatici mentre si entrava in auto nel parcheggio di un centro commerciale, o peggio nel giardino di casa, aveva raggiunto la parte più estremista e meno lucida del paese. Il governo non ha perso tempo.

Secondo la maggioranza infatti le persone sono in pericolo: l’aumento degli ungulati – i mammiferi con gli zoccoli – i danni alle coltivazioni agricole e la sicurezza stradale sono rischi che non possiamo più correre. A fine giugno con 80 voti favorevoli, 56 contrari e due astenuti, il disegno di legge ha ricevuto il via libera al Senato.

La riforma vede oggi i cacciatori come dei “bioregolatori”: si preoccuperanno, armi alla mano, di conservare e tutelare la biodiversità degli ecosistemi; sempre troppi cinghiali, appunto. (rispetto forse alle lepri? Quale sugo è migliore?).

In questo modo aumenta il numero di animali cacciabili e alcune specie smettono di essere protette, come il lupo. In aumento anche le aree di caccia consentite: se il disegno di legge passa alla Camera si potrà cacciare nelle aziende faunistiche private, venendo meno la norma che prima permetteva ai proprietari di imporre uno stop per motivi etici. (skytg24)

Sembra che smettano di avere importanza anche i periodi dell’anno più popolosi, quelli in cui è più facile stanare animali o volatili perché indaffarati a riprodursi o a spostarsi: il ddl renderebbe possibile cacciare anche durante le fasi di migrazione e nidificazione.

Già nel giugno del 2025 il WWF aveva lanciato una petizione per dimostrare tutto il loro dissenso e, pubblicandola sul sito e sui canali social, non ha mai abbassato la guardia raggiungendo i primi di luglio 395037 firmatari.

Quello che ci ha colpito di questa notizia è la convivenza di due intenti opposti racchiusi sotto un unico concetto, rivendicato da entrambe le parti: chi sostiene l’approvazione della riforma lo fa in nome della tutela della biodiversità. Chi si oppone infine fa leva sullo stesso termine, perché biodiversità significa “coesistenza di varie specie animali e vegetali in un determinato ecosistema”. (Treccani)

Come è possibile dunque proteggere specie differenti se si aumenta la possibilità di eliminarle del tutto?

La risposta andrebbe cercata oltre le aule parlamentari; nella lungimiranza di immaginare un futuro in cui la convivenza diventi pratica etica e di buon senso. Dove la tutela dell’ambiente circostante non è da intendersi solo nelle ristrettezze del proprio cerchio familiare, ma nella salute di un habitat che riguarda anche altri esseri viventi, dove respira la natura, senza la quale non potremmo esistere.

Partecipa alla discussione su LinkedIn
Torna su

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.