May I? Eh come no.
Anno scolastico 2007-2008, ITIS, adolescenti, Trieste. Fred, una ragazza svedese, si trasferisce con il padre in città per lavoro e finisce in una classe di soli maschi. Tutti i cliché che vi vengono in mente, sono quelli giusti.
Battute a sfondo sessuale, testosterone a mille, fumo, birre, lingue. Fred fa amicizia con un trio legato da patti maschili, di quelli che ti porti dietro dalle elementari, con la casa sull’albero poi i fumetti porno. Antero, Mitis e Pasini sono il bello, il brutto e il cattivo. Lei è una principessa sgraziata e affascinante che vuole fare il quarto incomodo.
I quattro vivono insieme notti da sballo, sonni arrangiati e feste casuali, pochissima traccia di genitori apprensivi o fuori tempo massimo e forse proprio per questo. Perché l’adolescenza è un periodo buio e dritto, solitario, come un viaggio in un tunnel: la possibilità di tornare indietro è remota, perché lontano si vede la luce anche se non si conosce quanto ci vorrà per raggiungerla. La strada però è quella: si guarda avanti con alti e bassi, verso un futuro ignoto ma lunghissimo. E lì dentro ci sei solo tu, che hai diciassette anni.
I social network non sono neppure un miraggio, nessuna traccia di smartphone spioni e poco affidabili, il tempo scorre dopo la scuola come è giusto che sia: noia, ci vediamo lì, dì ai tuoi che dormo da te, io dico ai miei che dormi da me.

Scena dal film "Un anno di scuola" di Laura Samani (2025)
Un anno di scuola è un tuffo nel passato, in quegli anni che tutti abbiamo vissuto e che ricordiamo con una malinconia dolciastra, di quelle che non sei sicura se vuoi rivivere, ma sai per certo che c’eri solo tu e nessun intralcio a respirare drammi e passioni. Perché guardando questo cast urbano che la Samani ha messo insieme, si ha la chiarissima sensazione di non essere ai giorni nostri, di rimpiangere le cuffiette con il filo e il tempo in cui ci si innamora rincorrendosi in un parco e non attraverso le app.
Quei ragazzini esistono oggi, certo, e vivono la loro Trieste tra quei vicoli meno noti e quelle notti che appartengono ad alcuni, non a turisti. Ed è quel tempo, sospeso tra l’ambientazione del film e la vita reale, a essere il protagonista. Così pratico, così vero, che lo rivorremmo indietro, lanciando l’iper connessione in mare, per riprenderci le notti insonni senza essere cercati.
Ah: il film è tratto dal romanzo di Gianni Stuparich del 1929, sempre ambientato a Trieste ma vent’anni prima, nel 1909. L’adolescenza ha comunque la stessa età, ma la tecnologia potrebbe aspettare.
Voto da zero a dieci, nove.

Scena dal film "Un anno di scuola" di Laura Samani (2025)
