Social e psicoanalisi

Da quando abbiamo iniziato a fidarci dei social e da quando, con il covid, abbiamo allentato le nostre relazioni sociali, confidare o confermare dubbi e paure online ha smesso di essere un tabù.

Perché pensiamoci, andare fisicamente da uno psicoterapeuta e intraprendere un percorso di cura vuol dire due cose: comprendere e accettare che si ha bisogno di aiuto e agire di conseguenza, fidandosi del parere di un professionista estraneo.

Quanto è più immediato, diretto e soprattutto economicamente conveniente farlo in silenzio, per conto nostro e tra le dita di un tablet? La “Instaterapy” nasceva così, con l’arrivo dei creator sulla salute mentale, con reel per Instagram e poi su Tik Tok.

Alcuni di noi li hanno divorati, immedesimandosi nei casi studio, oppure si sono confidati, interagendo con commenti discreti o leggendo quelli degli altri. Un flusso di pensieri onnivori e silenti che si sposta nel digitale cannibale.

Poi arriva Unobravo e Serenis: piattaforme in cui la psicoterapia è accessibile in videochiamata; si accorciano i tempi d’attesa, i colloqui sembrano costare meno e tutto diventa più credibile di video influencing.

Ma cosa succede con l’avvento dell’AI? Una chat libera e attiva 24 ore su 24, a totale disposizione degli utenti. Qui è la scrittura a prendere il sopravvento: lunghi colloqui su tastiera, in cui la parte più nascosta di noi prende forma e si affida a una macchina, che più ci confidiamo più impara il nostro linguaggio.

Silvia Wang, la CEO e fondatrice di Serenis, durante un recente speech all’AI week di Milano 2026, ha detto però che all’Intelligenza Artificiale manca l’empatia, quella caratteristica tutta umana di mostrare e provare vicinanza nei confronti di una persona in uno stato di particolare tensione emotiva.

Le macchine non possono abbracciarti. Non possono guardarti negli occhi: sei tu che guardi i tuoi nel riflesso dei loro schermi.

Nella letteratura scientifica internazionale la terapia di gruppo è descritta come una forma di intervento utile a gestire una lunga serie di disturbi o situazioni dolorose (…) Spesso costa meno di una sessione di terapia individuale e ha dei vantaggi specifici che vengono proprio dalla presenza di altre persone. (il post)

Perché allora non abbandoniamo i nostri dispositivi luminosi e andiamo a raccontarci a persone vere? A differenza di quanto si potrebbe pensare, nella terapia di gruppo ognuno porta una storia diversa e questo amplifica i punti di vista, permettendo un confronto impari che spesso aiuta.

Restiamo umani e parliamo, invece di chattare.

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