Vette. Storie di sport e montagne

Quando la neve cadeva davvero.

La campionessa austriaca Melitta Brunner durante le prove sul ghiaccio. St. Moritz, Svizzera. Immagine di Alfred Eisenstaedt © 1934. The Picture Collection LLC.

La campionessa austriaca Melitta Brunner durante le prove sul ghiaccio. St. Moritz, Svizzera. Immagine di Alfred Eisenstaedt © 1934. The Picture Collection LLC.

Visitare una mostra che racconta l’evoluzione ambientale dalla prima olimpiade invernale ad oggi, è un salto romantico nella nostalgia.

“Vette. Storie di sport e montagne” ci parla del rapporto tra essere umano e monti attraverso immagini vive, che conservano anni di storia ma che respirano una natura presente, ancora in gara con il mondo e in competizione con un conquistatore longevo: l’uomo.

La neve non ci è mai sembrata così bianca, passando da una foto d’epoca all’altra, e anche il punto di vista dei fotografi in mostra sembra più chiaro, pieno. Pellicola contro digitale, naturale contro artificiale.

Durante la discussa olimpiade di Milano-Cortina 2026, piste da bob e trampolini da sci sono stati dotati di propri sistemi di refrigerazione, mentre quattro delle discipline originali si sono svolte al chiuso: pattinatori artistici e di velocità, giocatori di curling e squadre di hockey competono tutti in edifici climatizzati. (lucysullacultura.it)

Fruire la mostra senza sospirare dunque, sarebbe impossibile.

Copertina della rivista Life del 14 febbraio 1964 dedicata al salto con gli sci ai Giochi olimpici invernali. Innsbruck, Austria. Immagine di Ralph Crane © 1964. The Picture Collection LLC.

Copertina della rivista Life del 14 febbraio 1964 dedicata al salto con gli sci ai Giochi olimpici invernali. Innsbruck, Austria. Immagine di Ralph Crane © 1964. The Picture Collection LLC.

Il percorso espositivo si sviluppa negli spazi interni ed esterni di Palazzo Besta e si divide in tre nuclei tematici: al piano terra si trovano manifesti storici, immagini, video e cimeli olimpici e paralimpici, a ricordare la storia dei Giochi Invernali, dalla prima edizione di Chamonix del 1924 fino ad oggi.

Mentre il primo piano accoglie una selezione di manifesti pubblicitari dedicati agli sport invernali e alle località sciistiche, dai primi del Novecento agli Anni 60, “testimoniando la nascita dell’immaginario alpino moderno e la progressiva affermazione della montagna come meta turistica e sportiva.” (ndr)

Anche in questo caso i tratti dei disegni ricordano correnti di pensiero artistiche e all’avanguardia, che reclamavano un messaggio oltre che sportivo, creativo. Oggi quei manifesti sgargianti sono appiattiti dai pixel e sotterrati dall’eccessiva produzione di idee e dalla standardizzazione del visivo. E azzardano una riflessione: cosa resterà di loro in una ipotetica seconda mostra, fra quarant’anni?

La quindicenne prodigio dello sci Andrea Mead Lawrence si allena per i Giochi olimpici invernali. Pico Peak, Vermont, Stati Uniti. Immagine di George Silk. © 1947. The Picture Collection LLC.

La quindicenne prodigio dello sci Andrea Mead Lawrence si allena per i Giochi olimpici invernali. Pico Peak, Vermont, Stati Uniti. Immagine di George Silk. © 1947. The Picture Collection LLC.

Nel Salone d’Onore di Palazzo Besta invece è raccontata l’evoluzione dello sci e dell’attrezzatura da montagna: “dai primi sci norvegesi di fine Ottocento fino ai modelli sciancrati contemporanei. In questa sezione emerge uno sguardo al femminile, filo conduttore dell’intera mostra, in dialogo con la storia stessa del Palazzo, segnata dal ruolo centrale delle donne della famiglia Besta.” Si legge dal comunicato.

Nel percorrere le sale ci si accorge quanto la montagna sia da anni una compagna potente dell’evoluzione dell’uomo e del suo rapporto con la società: lo ha accompagnato nel lusso di settimane bianche, fino a guidarlo in cammini di rigenerazione dall’urbano. Insieme complice e vittima, la sua presenza è da sempre silenziosa e invadente. La montagna incanta, appassiona, inghiotte. «Rappresenta un luogo di limite e di desiderio. Uno spazio fisico e simbolico in cui l’uomo misura il proprio corpo, il proprio ingegno e la propria capacità di adattamento», sottolinea la Direttrice di Palazzo Besta Silvia Biagi.

Impossibile dunque mancare a questo appuntamento, utile a comprendere che rispettare un colosso sovrastante e più antico di noi, da sempre al nostro fianco, è quanto mai necessario.

Fino al 30 agosto 2026
Palazzo Besta, Tegio (SO)

Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006 - Manifesto ufficiale - Museo nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi”, Torino

Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006 - Manifesto ufficiale - Museo nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi”, Torino

Torna su

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.