Sorry baby, Eva Victor

Non è per tutte così.

Una scena dal film "Sorry baby", di Eva Victor (2025)

Una scena dal film "Sorry baby", di Eva Victor (2025)

Mi dispiace, mi dispiace tanto.

Film d’esordio per la regista Eva Victor, contemporaneamente sceneggiatrice e protagonista, Sorry baby racconta di come il punto di vista sia assolutamente relativo oltre che soggettivo.

Che scoperta, direte. Ma la gravità di questa apparente ovvietà si palesa quando il giudizio ricade su una persona oggettivamente poco affidabile. Più che poco affidabile: oscena. E lo scopriamo a film inoltrato.

Agnes è una donna brillante e di spirito, convive con Lydie, amica di confidenze e studio. Con leggerezza ed entusiasmo si appassiona alla vita universitaria e stringe un legame di stima e apparente rispetto con il suo professore.

Una scena dal film "Sorry baby", di Eva Victor (2025)

Una scena dal film "Sorry baby", di Eva Victor (2025)

Poi accade il non detto, accade il probabile cliché a cui starete sicuramente pensando e la vita di Agnes singhiozza. Nel frattempo Lydie cambia casa, si innamora, si sposa, rimane incinta e passano così gli anni che portano una vita dall’età spensierata a quella adulta.

Agnes e Lydie si ritroveranno, perché è passato tanto tempo da quando non si vedono e come avviene tra le più care amiche, la condivisione di novità e ricordi animano passeggiate e divano.

A fare da sfondo, insinuandosi come una sottotraccia, c’è il sesso: argomento tabù per tutto il film. Il sesso con Gavin, quello con Fran. Poi tra Natasha e Preston: insospettabile. Ed è proprio quello che sblocca la trama e rende improvvisamente tutto più chiaro: se per qualcuno i traumi sono indelebili e lasciano tracce evidenti, intaccando la contemporaneità e le relazioni, per altri sono passeggeri, coltivano rabbia, gelosia. Covano dentro per fare terra bruciata della propria empatia.

Gli esseri umani sono ancora capaci di amarsi? E il sesso può essere una moneta di scambio? A che pro? E per chi?

Ma non sono solo queste le domande che turbano Agnes, mentre osserviamo il suo volto disincantato e perplesso.

Nelle ultime scene temiamo il peggio, eppure lei è dispiaciuta: di una vita che non ha priorità né valori, alla quale tutto è concesso perché tutto può accadere. E della quale si sente responsabile nei confronti del prossimo.

La bambina di Lydie è il simbolo di una nuova generazione che eredita le ultime tracce di patriarcato, quelle che hanno invaso Università e mondo dello spettacolo; quelle tra le mura domestiche e quelle che rivendicano movimenti come il #MeToo o #NonUnaDiMeno.

Sorry baby è un film poetico e dolcemente irreparabile, dove la speranza è a due passi dal crollare, ma senza mai cedere il passo allo strapiombo. Ci salva l’ironia e la forza di un futuro incerto, che diventa allora necessariamente da vivere.

Voto da zero a dieci, otto.

Una scena dal film "Sorry baby", di Eva Victor (2025)

Una scena dal film "Sorry baby", di Eva Victor (2025)

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