Quando il consumo riparte dal corpo

Da diversi anni e dopo aver letto le tesi di ricerche più disparate, abbiamo appurato che il sesso non è più un tabù, ma neppure una pratica consolidata.

Ebbene sì, a partire proprio dalla recente copertina dell’Internazionale, il nostro mondo non solo è popolato da una maggioranza di persone single, ma da coppie che non fanno l’amore.
Sembra infatti che i social network e Netflix siano tra le principali cause di questo assenteismo al piacere.

Troppo presi dal raccontare di noi, mentre spiamo le vite degli altri e troppo pigri per preferire un cinema all’ultima serie, passiamo moltissimo tempo davanti a uno schermo, diventato ormai il nostro partner più fedele. Se abbiamo anche scaricato Chat GPT, possiamo spingerci oltre e aprirgli le porte del nostro cuore sconsolato e solitario.

Appena sette anni fa, un’inchiesta uscita su “d” di Repubblica raccontava di come anche gli adolescenti italiani preferissero le chat ai sedili posteriori dell’auto o al divano della “casa libera”. Siamo pieni di risposte, siamo ormai persone emancipate, eppure non abbiamo più voglia di amare.

Non è solo una questione del consumo sessuale, quanto piuttosto quello che lo anticipa: la seduzione è un gioco delegato negli ultimi anni alle app di dating, che seppure hanno subito un calo di iscritti e un conseguente aumento dei prezzi, hanno anestetizzato la ricerca di un partner dal vivo.

A patto che si riesca a fissare un date, le aspettative sono sempre molto alte, oltre che artefatte e senza nessuna esperienza emotiva condivisa: odori, sguardi, sensazioni. Dove sono finiti gli occhi dolci, i sudori freddi e le guance rosse?

E a furia di usare filtri, quello che cerchiamo è sempre più confezionato su misura e impossibile da trovare. Non lasciamo spazio al caso, mentre ci facciamo l’ennesimo selfie.

Insomma, se il settantenne terapista e saggista inglese Steve Biddulph nel suo ultimo saggio ci invita a tornare al nostro “istinto animale” per ri-conoscere il nostro corpo, facciamolo!

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