Falli tutti secchi.
Almeno otto ore della nostra giornata sono dedicate al lavoro: ci svegliamo, facciamo colazione, ci vestiamo e usciamo di casa o accendiamo il pc e così via. Ogni giorno, almeno cinque giorni a settimana, per almeno cinquant’anni. Che ci piaccia o no.
E a Man-soo la cosa piace talmente tanto che quando viene licenziato accusa il colpo: inizia a seguire incontri di gruppo post-traumatici e si mette alla disperata ricerca di una nuova vita lavorativa.

Scena dal film "No other choice - Non c'è altra scelta", di Park Chan-wook (2025)
Pluripremiato dipendente della Solar Paper, che dopo un’acquisizione americana ha licenziato altri suoi dipendenti, Man-soo non si dà per vinto e capisce presto che se vuole continuare a primeggiare nel suo lavoro, come nella reputazione del pater familia che ha promesso di ricoprire, deve passare ad azioni drastiche.
Se non è stata la sua azienda a volerlo, punta tutto sulla competitor Moon paper, di cui ormai è un appassionato follower: passa infatti molto tempo a guardare i reel di Seon-chul, dirigente contemporaneo che ha tutto da invidiare.
Man-soo mette a punto un piano goffo e accidentalmente perfetto, che non staremo qui a spoilerare, per fare in modo che non solo Seon-chul non si presenti più a lavoro, ma anche altri possibili pretendenti.
Il film di Park Chan-woo fa emergere quanto l’uomo sia schiavo di un mondo che lo vede dall’esterno e che lo privilegia solo con una scalata sociale riconosciuta, senza sconti e altre emozioni persuasive.
Figli e animali fanno da contorno alla storia di Man-soo, intralciando le sue azioni irreversibili e minuziose, senza però fermarne il senno:
non basterà la bravata del figlio e il suo furto premeditato e neppure le lacrime della figlia per la temporanea assenza dei cani, troppo cari da mantenere e spediti ai nonni. Le chiacchiere stanno a zero e tra risate amare per lotte a chi uccide prima e colpi di scena ironici, questa battaglia la vince il capitalismo, che nel frattempo ha automatizzato molti processi di lavoro e ha bisogno di sempre meno personale.
Tolta la componente affettiva della famiglia e quella collettiva dei colleghi, Man-soo non si accorge che sarà felice solo contornato dal rumore assordante delle sue cartiere e questo per lui segnerà un traguardo insperato che ci conduce alla fine del film.
Non è un caso infatti che la figlia-violoncellista prodigio suona solo per i suoi cani, instaurando un dialogo musicale con loro unico; un dialogo a cui gli adulti della sua famiglia non possono prendere parte, incastrati in frustrazioni di silenzio assenso e azioni prive di umanità, che li svuotano senza che se ne rendano conto.
Voto da zero a dieci, otto.

Scena dal film "No other choice - Non c'è altra scelta", di Park Chan-wook (2025)
