John Giorno, The Performative World

Quando alzavamo la cornetta del telefono.

Veduta di allestimento - John Giorno: The Performative Word MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna - Courtesy MAMbo - Photo by Ornella De Carlo

Veduta di allestimento - John Giorno: The Performative Word MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna - Courtesy MAMbo - Photo by Ornella De Carlo

Visitare la mostra di Giorno al Mambo è straniante: si viene accolti da tele quadrate monocrome, in cui si impongono in maiuscolo frasi d’effetto che lette così, su due piedi, senza contesto e senza riguardo, ti proiettano in un mondo imperativo, finito, con un dolce sottotesto narrativo che spiazza.

Si tratta della serie “Perfect Flowers” in acrilico del 2004, in cui il poeta riporta alcuni versi dedicati ai fiori, esseri che “costituiscono per lui un serbatoio di metafore attraverso cui esplorare i cicli di vita, morte e reincarnazione. La trasformazione incessante delle cose e le gioie dell’amore, della sessualità e dell’attivismo politico.”

John Giorno, YOU GOT TO BURN TO SHINE, 1989 - Courtesy Giorno Poetry Systems

John Giorno, YOU GOT TO BURN TO SHINE, 1989 - Courtesy Giorno Poetry Systems

Se il Glicine Afferra il Vuoto (“Wisteria Grasping Emtiness”) e la Lavanda Ridendo Lussureggia (“Lavander Laughing Lustful”), non possiamo aspettarci di meglio dal resto delle sale, in cui il linguaggio e la parola si trovano in ogni luogo, disobbedendo alle buone pratiche di ogni museo: al Mambo fino al 3 maggio il silenzio non è ammesso.

Non perché le installazioni video siano sparate a tutto volume, senza rispetto per il pubblico; ma perché la parola è ovunque: sulla tela, dentro una cornetta del telefono, dentro una TV anni ‘70, dentro schermi pendenti, dentro sale al buio, su tutte le pareti.

La parola vive, si sovrappone, si mischia a suoni e intenzioni poetiche.

Non è divulgativa, è performativa. Non è narrativa, è irriverente. Non è definitiva, è in movimento.

La beat generation e la poetry slam sono il prodotto della vita artistica di Giorno, che insieme a Andy Warhol, Robert Rauschenberg, William Burroughs, John Cage e Patti Smith ha dotato il linguaggio di un corpo vivo, da cui non si sarebbe mai più sottratto. Accadeva a New York nel 1965 con la nascita della Giorno Poetry System, oggi ancora pulsante.

Veduta di allestimento - John Giorno: The Performative Word MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna - Courtesy MAMbo - Photo by Ornella De Carlo

Veduta di allestimento - John Giorno: The Performative Word MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna - Courtesy MAMbo - Photo by Ornella De Carlo

Visitare la mostra al MAMbo però è anche tornare indietro nel tempo: l’installazione e la riproduzione dell’opera “Dial-A-poem”, con cui l’artista ha reso fruibili al pubblico, attraverso un numero di telefono da comporre, le registrazioni delle voci di poeti, artisti, musicisti e attivisti intenti a leggere le proprie composizioni, chiede di alzare la cornetta e comporre un numero; da quanto tempo non lo si faceva? Pensiamo alle nuove generazioni, che non l’hanno neppure mai fatto.

Veduta di allestimento - John Giorno: The Performative Word MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna - Courtesy MAMbo - Photo by Ornella De Carlo

Veduta di allestimento - John Giorno: The Performative Word MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna - Courtesy MAMbo - Photo by Ornella De Carlo

Ma non si tratta solo di questo. Nella mostra di Giorno è chiaro quanto “manifestare la parola” sia un atto politico e autorevole, diretto e potentissimo, necessario. Quando il contenuto si sovrappone alla ripetizione dello stesso, quando il corpo completa il suono della voce e la spinge oltre, è qui che risiede la potenza della libera espressione.

Come lui in occasione del suo settantesimo compleanno, comprendiamo alla fine della mostra di essere grati al vuoto come al tutto; al niente come pienezza spirituale: come vuole la tradizione buddhista a cui Giorno era legato, un niente luminoso e lontano dalle divisioni categoriche del pensiero occidentale. “Thanx 4 Nothing” è un video del 2015 realizzato con la collaborazione del marito Ugo Rondinone, in cui un Giorno vissuto veste in smoking e, scalzo, dichiara la sua piena gratitudine ad amici e nemici, senza distinzione alcuna e con i piedi ben saldi a terra.

Fino al 3 maggio 2026
MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna | Sala delle Ciminiere
Via Don Giovanni Minzoni 14, Bologna

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