L’estate arriva alla fine con l’inizio di settembre, anche se ogni anno sembra allungarsi un po’ di più. Come se non ne avessimo abbastanza di costumi da bagno, torsi nudi, pantaloncini.
I nostri corpi sono da mesi esposti in ogni modo, combattendo in prima linea un caldo sempre più imponente, che non sconta nessuno e cuoce anche chi non si era mai scottato. Il sole fa male, eppure eccoci: piedi nudi, gambe al vento, spalle larghe e scoperte.
Un corpo parla di come ci sentiamo e di cosa sentiamo, soprattutto in estate quando è più vulnerabile, quando meno pensa di essere sotto gli occhi di chiunque.
Il 26 settembre inaugura nei nuovi spazi del Muvec la mostra “Klimt, Schiele, Kokoschka e il corpo nell’arte contemporanea”. Si tratta di una retrospettiva sulla secessione viennese che indaga il corpo come specchio di inquietudini e cambiamenti del Novecento.

Yves Klein, Performance Anthropometry, studio dell'artista - Parigi, 1960 - Getty Research Institute, Los Angeles (2014.R.20). Gift of the Roy Lichtenstein Foundation in memory of Harry Shunk and Janos Kender. ph. Shunk-Kender © J.Paul Getty Trust
Non è certamente la prima volta che questi capolavori viaggiano in Italia, spostandosi da Vienna e dal Palazzo Reale in cui sono custoditi, ma ogni epoca ha una storia di corpi di cui parlare, per tornare indietro e guardare da cosa veniamo. Un passato non troppo remoto può solo che farci comprendere meglio come affrontare il nostro presente.
Nei lavori esposti “il corpo si spezza, si contorce, si carica di tensioni psicologiche e sociali. Non è più solo rappresentazione, ma campo di conflitto.” Gustav Klimt, Egon Schiele e Oskar Kokoschka operavano una rottura netta con la tradizione accademica, facevano del corpo un campo narrativo e documentaristico, luogo di espressione cruda e senza filtri, in cui riflettere paure, crudeltà e ribellioni.
Questi corpi ci somigliano: sono nudi, sono ossessionati, sono linee di voci che raccontano un’epoca lontana dalla nostra, in cui era quasi vietato mostrarsi, in cui il ritratto del nudo era qualcosa di esclusivamente voyeuristico e lussurioso, qualcosa da fare di nascosto, di vietato; qualcosa per cui Manet anni dopo sarà accusato di scandalo.

Gina Pane, Azione Sentimentale 6/80, constatazione dell’azione del 9 novembre 1973 presso Galleria Diagramma, Milano, Bassano del Grappa, collezione privata
Come si sentono oggi i nostri corpi? Ovunque fissati su feed social e in giro per il web. Ancora esposti agli ultimi raggi di sole che non saranno mai ultimi? Alcuni di questi sono stati vittime di fame, guerre o abusi.
Altri sono in piene forze, pronti a partire per un nuovo autunno. La Secessione Viennese porta una parte della storia ancora ai nostri occhi, non ci resta che prepararci e osservare a che punto del nostro corpo siamo arrivati, per vedere se è cambiato qualcosa o se invece la storia, alla fine, è semplicemente qualcosa che si ripete.
Fino al 14 febbraio 2027
Muvec – Casa della Contemporaneità, Mestre

Oskar Kokoschka, Pietà, 1908, pubblicato nel 1909 - Vevey, Musée Jenisch Vevey – Foundation Oskar Kokoschka © Fondation Oskar Kokoschka / 2026, ProLitteris
