Marzo pazzerello: posa la zappa e prendi l’ombrello; aprile dolce dormire; maggio vai adagio; giugno tutt’un pugno.
Ve la ricordate questa filastrocca che tutti noi abbiamo imparato per memorizzare i mesi dell’anno? La nostra strofa preferita è “marzo pazzerello”: identifica perfettamente il periodo di transizione tra la fine dell’inverno e l’arrivo della primavera.
L’aria si riempie di profumi e sbucano con il verde urbano alberi in fiore. La primavera è alle porte eppure, improvvisamente, non mancano temporali dirompenti che colorano il cielo di un grigio scurissimo e abbassano le temperature come fosse nuovamente novembre.
Eppure c’è qualcosa che non disturba il cambio repentino di questo mese così imprevedibile: il rumore della pioggia passeggera.
Molte delle nostre attività lavorative si svolgono al chiuso: dentro un ufficio, un co-working o in biblioteca.
Alcuni di questi spazi, per come sono stati concepiti, permettono una connessione unica tra la persona e la natura, che stimola l’udito e va al di là della vista: si tratta dei lucernari.
Già Vitruvio nel suo De Architectura ci racconta come la connessione tra edifici e ambiente esterno, oltre che armonica e conciliante, avesse uno scopo utilitaristico: le domus erano spesso dotate di aperture centrali nel tetto e nel pavimento che permettevano alla luce e all’acqua piovana di entrare e venire raccolte, creando un microclima interno unico.
Ma il vero antenato del lucernario moderno risale al Rinascimento, quando l’architettura inizia a sperimentare la luce naturale in modo più consapevole, entrando non solo nelle navate delle chiese, ma anche nei dipinti e nei giochi chiaroscurali dei volti religiosi, per esaltare la tridimensionalità delle opere. La luce modellava lo spazio, sia fisico che artistico, influenzando il credo dei fruitori e anche il loro stato d’animo.
Fu poi con la rivoluzione industriale che comparvero i primi lucernari nelle fabbriche e negli edifici pubblici, per migliorare le condizioni di illuminazione e ridurre i costi energetici. Se pensiamo anche al concetto di serra, la necessità di illuminazione è quanto mai necessaria.
Solo nel XX secolo l’architettura moderna ha scelto il lucernario come elemento chiave per connettere l’interno con l’esterno, migliorare l’efficienza energetica e il benessere abitativo, e non solo.
Se pensiamo al Museo Guggenheim di New York di Frank Lloyd Wright (1959), il lucernario centrale a spirale è una delle caratteristiche più riconoscibili del museo, come anche la grande cupola di vetro che diffonde la luce naturale lungo la rampa interna. Qui la luce non è solo funzionale, ma parte integrante dell’esperienza artistica e spaziale.
Sempre per restare su Wright, ma spostando l’attenzione sugli ambienti domestici, con Casa Kaufmann i lucernari sono integrati nelle travi di legno e spingono la luce naturale negli angoli più nascosti della casa.

View from the elevator in the Apple Store on 5th Avenue in Manhattan © Matt Scobel
Arrivando agli anni più recenti, nel 2006 Bohlin Cywinski Jackson concepisce l’Apple Store della Fifth Avenue a New York in modo del tutto trasparente: il cubo di vetro che funge da ingresso è un lucernario monumentale, capace di illuminare l’atrio sottostante.
Ecco, ora chiudete gli occhi e immaginate di essere dentro uno di questi spazi, in un momento di pioggia.
