Se si prova a googlare la parola “vastu” per scoprirne il significato, è possibile che il web ti reindirizzi all’italiano “vasto”, credendo ci sia stato un errore di battitura.
Per il vocabolario Treccani l’aggettivo vasto “si dice di ciò che occupa una superficie molto ampia o da un ampio spazio. Vasto si usa spesso in senso figurato e fa riferimento a qualcosa di grande entità, rilevanza o importanza (vasta solitudine, v. silenzio, vasta quiete; sono progetti troppo vasti per le sue possibilità); a qualcosa di molto diffuso (un dispositivo che ha un v. impiego) oppure a qualcosa di ampio e approfondito (…)”
Ma la “u” finale della ricerca iniziale non è un errore: il Vastu Shastra è un’antica disciplina indiana che si occupa dell’armonizzazione degli spazi abitativi, per stimolare benessere ed equilibrio (yogamindmag.it).
Nonostante la diversa appartenenza linguistica, questa parola che differisce dal nostro italiano solo per una vocale, è molto vicina al concetto di ampio:
parla di un’architettura che guarda allo spazio come a un luogo dello spirito e della condivisione;
che sia ampio infatti è perché è ampia la sua energia.
Nel Vastu Shastra nulla è lasciato al caso: l’orientamento, la luce, le proporzioni, la relazione tra pieni e vuoti creano un dialogo costante tra l’essere umano e le forze della natura. Terra, acqua, fuoco, aria ed etere non sono elementi simbolici, ma presenze reali che attraversano lo spazio costruito e lo rendono vivo. La casa, secondo il Vastu non è mai solo un contenitore, ma un organismo che respira insieme a chi lo abita.
Questa visione antica e così spirituale, trova risonanze anche nell’architettura occidentale più celebrata e un esempio è la Villa Savoye di Le Corbusier: sollevata dal suolo, attraversata dalla luce, permeabile all’aria. Sembra voler ristabilire un equilibrio primordiale tra uomo, spazio e natura.
Oppure alla Fallingwater di Frank Lloyd Wright, dove la casa non domina il paesaggio ma vi si adagia, seguendone il ritmo, lasciando che l’acqua e la roccia entrino a far parte dell’esperienza quotidiana dell’abitare. Un approccio che, pur senza dichiararlo, dialoga profondamente con i principi del Vastu.

Frank Lloyd Wright - Casa sulla cascata, Pennsylvania, Stati Uniti - ph. Carol Highsmith
Andando in India non possono mancare esempi chiari e ricchi di suggestione, come il tempio di Brihadeeswarar, nel Tamil Nadu, che è costruito per catturare la luce solare in momenti precisi della giornata. Ma il Vastu non riguarda solo gli edifici: è una disciplina che nasce anche per regolare la vita quotidiana, la disposizione di una stanza o il modo in cui una finestra si apre sul mondo.

Tempio di Brihadeeswarar, Thanjavur, Tamil Nadu
Forse è proprio questo il suo insegnamento più attuale: ricordarci che abitare non significa solo occupare uno spazio, ma entrarci in relazione. Rendere una casa “vasta”, per tornare alla nostra lingua, non vuol dire ingrandirla, ma permetterle di accogliere energia, silenzio, possibilità.
Celebriamo quindi l’ampiezza dell’anima e delle nostre case, anche le più piccole, lasciando da parte la superficie.
