Vereinigung bildender Künstler Österreichs Secession è il nome ufficiale del movimento austriaco della Secessione viennese e “Ver Sacrum” è quello della rivista che lo ha visto nascere; rivista che racconta di una rivoluzione, così esplosiva da essere immortale e fino al primo marzo in mostra al Museo Civico di Crema e Cremasco.
C’è un momento nella vita della società e di quella culturale in cui restare diventa impossibile, mentre un allontanamento dal consueto, necessario. Il periodico “Ver Sacrum” prende il nome da un rito italico in cui i giovani nati in primavera venivano consacrati alla divinità e, una volta adulti, spinti oltre i confini del villaggio. Non un sacrificio violento, ma simbolico: incoraggiare al futuro per arricchire il presente. Andare via per permettere alla vita di continuare, mescolarsi, trasformarsi.
Se guardiamo ad oggi, questi tipi di viaggio non sempre vengono visti come arricchimento e spesso le persone che lo intraprendono sono etichettate e mal comprese. Nonostante le molteplici interpretazioni di questa “migrazione”, il rito in sé ha ancora una forte eco e il suo simbolismo un valore di rinascita e vigore oggi molto vivo.
In questo spirito si formano gli artisti della Secessione Viennese, tra i primi esponenti della grafica moderna, quella che poi sarebbe diventata pubblicitaria. Il loro viaggio non è però geografico, è un distacco visivo che rompa con una docile contemporaneità.
Al movimento partecipano Gustav Klimt, Josef Hoffmann, Koloman Moser e diversi altri, ed è nella rivista Ver Sacrum che trovano posto; luogo in cui la loro tensione artistica prende forma visiva oltre che teorica, pronta a ispirare molte altre riviste europee.

Ver Sacrum e la grafica della Secessione viennese, Museo Civico di Crema e del Cremasco, allestimento, foto Maria Parmigiani
Grazie alla collezione di Giovanni Biancardi queste pagine sono esposte nella loro veste originale, affiancate da cataloghi e libri illustrati della Secessione. Pagine in cui testo e immagine dialogano senza gerarchie, dove l’impaginazione stessa diventa linguaggio. È il riflesso di un’idea radicale: l’arte come organismo unitario, capace di includere pittura, architettura, grafica e arti applicate.

Alfred Roller, copertina di «Ver Sacrum», anno 1, n. 1, 1898. Collezione Biancardi, Milano.
Visitando la mostra è chiaro interpretare il motto del movimento: «Al tempo la sua arte. All’arte la sua libertà». Senza considerarlo uno slogan, questo concetto ribadisce la viva e necessaria contestualizzazione e storicità dei movimenti artistici, a cui ogni epoca si ispira e reinventa. E questo è uno dei motivi per cui visitare la mostra.
In un’Europa attraversata da profondi mutamenti sociali e tecnologici, l’arte non può più limitarsi a replicare modelli storicizzati.
Deve farsi interprete del presente, senza rinunciare alle stratificazioni del passato.
La forza della rivista sta proprio nella sua capacità di essere, contemporaneamente, radice e germoglio. Pubblicata a Vienna ma immediatamente proiettata in un contesto europeo, dialoga con i movimenti simbolisti, con i preraffaelliti, con le avanguardie che stanno nascendo. È un luogo di passaggio, di contaminazione, di perdita e conquista. Come i giovani consacrati del rito antico, gli artisti della Secessione accettano l’incertezza dell’ignoto pur di non restare immobili.
Ci sentiamo di dire che questa forza è la stessa che in qualche modo riguarda il nostro presente: viviamo in uno stato di ansia e apprensione, di cui siamo recentemente consapevoli e finalmente in movimento.

Ver Sacrum e la grafica della Secessione viennese, Museo Civico di Crema e del Cremasco, allestimento, foto Maria Parmigiani
E probabilmente è questo che Ver Sacrum continua a dirci oggi: ogni rinascita passa da un gesto di separazione e consapevolezza insieme. La libertà non è mai comoda e l’arte, quando è viva, nasce sempre da una rivoluzione. Anche quando fa male. Anche quando non si sa ancora dove si arriverà.
Prorogata fino al 1° marzo 2026
Museo Civico di Crema e del Cremasco
Piazzetta Winifred Terni de’ Gregorj, 5 – Crema
Note:
A Crema saranno esposte, tra le altre, opere di Gustav Klimt, Koloman Moser, Alfred Roller, Josef Maria Auchentaller, Carl Moll, Adolf Böhm, Ernst Stöhr, Egon Schiele, Alphonse Mucha, Carl Otto Czeschka, Jan Toorop, Max Kurzweil, Emil Orlik, Giovanni Segantini, George Minne, Marcus Behmer, Franz Wacik, Fernand Khnopff, Franz von Stuck, Heinrich Lefler, Armand Rassenfosse, Rudolf Jettmar, Irma von Duczynska, Wilhelm List, Walter Crane, Edmond Aman-Jean, Félix Vallotton, Ferdinand Andri, Frank Brangwyn, Eugène Grasset, Julius Klinger, Friedrich König, Oskar Laske, Anders Zorn, Maximilian Lenz, Marianne Hitschmann-Steinberger, Charles Rennie Mackintosh, Margaret McNair, Jessie King, Józef Mehoffer, Alfredo Müller, Joseph Maria Olbrich, Josef Hoffmann.
Con loro in mostra tutti i maestri che ne ispirarono e influenzarono il lavoro, da Arnold Böcklin a Max Klinger, da James McNeill Whistler a Edward Burne-Jones, da Pierre-Cécile Puvis de Chavannes a Katsushika Hokusai.
